AVIP

La storia dell'AVIP

L'A.V.I.P. (Associazione di Volontari per Iniziative di Pace) fu costituita a S.Angelo di Piove per aderire all'appello lanciato dal COMITATO DI SOSTEGNO ALLE FORZE ED INIZIATIVE DI PACE.

Era l'anno 1992 e la guerra nella - ormai ex - Jugoslavia, impazzava e sconvolgeva le coscienze di tanti uomini e donne che, dopo aver visto tanto dolore, non potevano più sopportare di stare a guardare.

Lucia Zanarella tra questi "primi" si dannava l'anima nella ricerca di altri che, come lei, non accettando passivamente quell'orrendo spettacolo, intendessero operare concretamente per aiutare le vittime di quella guerra fratricida, assurda, inaccettabile.

Tra le sue tante iniziative, una fu quella di scrivere una lettera a tutti i sindaci e assessori ai Servizi Sociali dei comuni padovani, chiedendo di impegnarsi nella formazione di gruppi comunali di solidarietà con le popolazioni della ex Jugoslavia.

Tra quelli che accolsero l'appello ci furono anche alcuni amministratori di Sant'Angelo, che invitarono lei stessa ad un incontro con tutti i cittadini - organizzati o meno - nei gruppi di volontariato sportivi e culturali esistenti nel territorio comunale.

La sera dell'incontro pubblico, grazie alla grande sensibilizzazione operata dai media ed alla generosità che contraddistingue da sempre i Santangiolesi, la sala era stracolma di persone attente e disponibili a fare qualcosa da subito.

In men che non si dica si organizza una raccolta di aiuti, il cui riscontro tra i compaesani, tanto imponente da riempire letteralmente le pur ampie sale del vecchio mulino di S.Angelo, messo a disposizione per l'occasione dal proprietario.

Per diversi giorni molte donne, generosamente, al freddo, selezionano ed ordinano negli scatoloni le tonnellate di vestiario usato, cibo, materiale igienico-sanitario, medicinali, giocattoli ed altro ancora, il tutto raccolto in pochi giorni in una gara di generosità che lascia tutti sbalorditi.

Infine con un tir pieno oltre misura - messo gentilmente a disposizione dell'ovattificio Olimpia - un numeroso gruppo di volontari, capeggiato da Lucia Zanarella, decide di portare PERSONALMENTE il frutto di tanto impegno e di consegnarlo direttamente a chi ne abbia bisogno, evitando cosi il rischio - avvalorato da tanti noti episodi sentiti in passato - di aver tanto operato per ingrassare profittatori e sciacalli d'ogni sorta.

Questo gruppetto di pionieri parte così alla ventura, senza grande organizzazione. Destinazione: alcuni campi profughi nei pressi di Fiume, campi che ospitano migliaia di Bosniaci sfollati dai territori di guerra e bisognosi di tutto. La realtà che si presenta agli occhi dei volontari, se possibile, ancora peggio del previsto: i profughi - raccolti in un campo formato da grandi baracche di legno - sono palesemente denutriti e malvestiti, ma è la tristezza che sgorga dagli occhi di adulti e bambini che resta impressa a fuoco nella memoria di quei primi volontari che - lasciato quanto avevano raccolto - dimentichi dei disagi sopportati in quell'avventura (hanno dovuto dormire nelle baracche, lavarsi al mattino con l'acqua ghiacciata, mangiare quel poco che qualcuno si era portato provvidenzialmente appresso.

insomma hanno condiviso la vita dei profughi, anche se solo per poche ore, tornano al paese non più convinti - come erano invece alla partenza - di concludere il proprio impegno con quella raccolta, ma decisi invece a continuare l'opera di aiuto. E' così che nasce l'AVIP: Associazione Volontari per Iniziative di Pace. Si consolidò un gruppo nutrito e motivato che fin dal giorno dopo il rientro da quella prima missione ricominciò a raccogliere materiale vario da portare a quella gente così bisognosa di tutto.

Nel giro di poco più di un mese un altro TIR era pronto a ripartire per portare aiuti a... a chi? Assodata l'idea che il materiale raccolto sarebbe stato portato direttamente a chi ne aveva bisogno nacque il bisogno di SAPERE CHI AIUTARE!

Fortunatamente si erano spontaneamente costituiti dei gruppi di aiuto in vari comuni della Croazia, dov'erano riparati molti profughi, nel tentativo di aiutarli a superare il loro grave momento e finì naturalmente che divennero punto di riferimento per i numerosi gruppi di aiuti umanitari che arrivavano da varie parti d'Italia: finirono per coordinare gli aiuti, cosi da evitare sovrapposizioni e/o sacche di abbandono - per quanto possibile - ottimizzando gli interventi umanitari auto-organizzati.

Questi nostri amici non solo ci dicevano dove erano situati i profughi, quali erano le loro necessità, chi erano i più bisognosi tra loro, ma ci davano anche supporto logistico e tecnico: ci aiutavano nel disbrigo burocratico alle frontiere, ci facevano da interpreti, organizzavano centri di raccolta del materiale e del vestiario e chiamavano i profughi per la distribuzione degli aiuti che portavamo. Insomma erano per noi INDISPENSABILI ED INSOSTITUIBILI. Grazie a questi "eroi", siamo riusciti ad avere e coltivare anche dei rapporti di amicizia profonda e duratura con alcuni profughi, il che ci ha consentito di entrare un po' di più nelle loro situazioni, nelle loro paure, di capire maggiormente quali erano i loro bisogni e desideri.

Anche questo ha contribuito a specializzare i nostri interventi, a renderli più mirati: sapendo cosa includere o cosa evitare di mettere nei pacchi famiglia: ad esempio aggiungere dei latte in polvere nelle famiglie con bimbi piccoli, rasoi da barba solo se c'erano maschi adulti, niente candele se avevano la luce elettrica, variando il numero dei destinatari dei nostri aiuti, se necessario: abbiamo incluso - ad esempio - numerose famiglie di indigenti di Novi Vinodolski quando i nostri amici ci hanno riferito che questi erano gelosi degli aiuti che portavamo ai profughi e che questa gelosia era motivo di conflitto tra di loro e di ulteriore isolamento per i profughi. Questa scelta, naturalmente, ci ha permesso anche di ottenere una maggiore collaborazione con l'amministrazione locale. "Venite a trovarci, anche senza niente, ma veniteci a trovare, abbiamo bisogno della vostra amicizia, ci fate coraggio, ci date serenità" così hanno cominciato a dirci i profughi e così abbiamo fatto: siamo andati a trovarli e - non avendo l'incombenza dello scarico e della consegna degli aiuti - abbiamo cominciato a giocare un po' di più con i bambini.

Iniziavamo così a dedicarci all'attività che ci avrebbe impegnato maggiormente negli anni a venire, lavorando su questo settore, con grandissima reciproca soddisfazione (nostra e, naturalmente, dei bambini) così ci siamo lentamente "specializzati" proprio nell'animazione dei bambini e giocavamo ore ed ore con loro, sotto gli occhi dapprima stupiti e poi compiaciuti degli adulti che apprezzavano quanto facevamo quando constatavano quanta serenità ridonavano ai loro figli queste ore passate spensieratamente a giocare con noi che, d'altra parte, tornavamo a casa distrutti fisicamente ma con una carica emotiva ed una voglia di ritornare che ci faceva programmare la missione successiva già durante il viaggio di ritorno. Ora l'animazione - insieme con l'opera di sensibilizzazione rappresenta la maggiore attività dell'AVIP. L'animazione viene realizzata in due posti: nell'Istituto per l'Infanzia di Novi Vinodolski (sulla costa croata) e nel villaggio di Doborovci (in Bosnia).

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